Superare le ombre

Smettiamola di identificarci con i nostri programmi!

Ciao a tutti amici e buon 2024!

Si è appena conclusa la prima settimana del nuovo anno ed in questi giorni ho deciso che quest’anno assolutamente voglio mettere in pratica più che mai quello che ho studiato durante il mio percorso che condivido qua con voi.

Certo, ho già avuto diverse esperienze interessanti e belle, ma adesso voglio proprio dare la priorità all’ascoltarmi ed al fare tutto ciò per cui sento una spinta venire da dentro e portarmi lì. Ascoltarmi. Ascoltarmi davvero, sempre. Considerare la mia voce interna come la mia voce guida sempre e non solo quando me ne ricordo.

Dum differtur, vita transcurrit” = “Mentre si rinvia, la vita passa”, diceva Seneca.
E allora faccio oggi quello che voglio fare.
Dico oggi quello che voglio dire.
Non voglio sprecare neanche un attimo.

Perché non siamo sempre capaci di ascoltarci? Beh, non siamo stati programmati proprio per questo a quanto pare… molto probabilmente avrete anche voi migliaia di pensieri che circolano nella vostra testa tutti i giorni che però non sono allineati con la vita che state  cercando di creare. Probabilmente sono questi pensieri il problema o, più specificatamente, racchiudono qualcosa di più profondo; le emozioni.

Foto di Domingo Alvarez E su Unsplash

Rinchiusa in un posto oscuro di noi stessi potremmo avere un’emozione come la tristezza, il dolore, la rabbia e queste emozioni alimentano migliaia di pensieri. Non si tratta solo di “osservare” le nostre ombre, si tratta proprio di accendere la luce in un luogo buio e vederne il contenuto.

E se facciamo brillare la luce su quell’oscurità, su quell’emozione, possiamo liberarla. E questo ci fa diventare leggeri, coscienti e autentici, perché diciamo la nostra verità, rispondiamo ed affermiamo solo ciò che sentiamo davvero. Solo se viviamo nell’autenticità riusciamo a rilasciare quell’emozione e fermiamo i nostri pensieri. Ci sono tante cose che possiamo fare per aiutare a rilasciare le emozioni, ad esempio la meditazione oppure anche l’EFT,  acronimo di Emotional Freedom Technicques, Tecniche per la Libertà Emotiva.

Qualsiasi sia lo strumento che vogliamo utilizzare l’importante è l’obiettivo, ossia guardare dentro. Guardare nell’oscurità. Dobbiamo accendere la luce lì, perché solo così possiamo manifestare la nostra vita al meglio delle sue possibilità.

Ricordiamoci che non siamo stati programmati per amare noi stessi. Abbiamo genitori che ci criticano. Abbiamo insegnanti che ci criticano. Per ogni azione che fai, c’è in agguato il programma di critica, il criticismo che ci chiede: lo stai facendo bene? Sei sicuro di star facendo bene così?… E poi viviamo secondo questa critica.

Per quello che ho studiato e sperimentato io, ho imparato che ognuno di noi è parte di tutto ciò che esiste. Ognuno chiama questa realtà come gli pare, se preferisci puoi dire che sei parte di Dio. Ed in questo caso, come potresti essere critico nei confronti di Dio? Alla luce degli insegnamenti che ho assorbito e messo alla prova fino adesso, mi ritengo un’entità che è venuta su questo pianeta per sperimentare, creare e manifestare il “paradiso in terra” qui dove sono ora. Non in un altro luogo. Ognuno di noi è un pezzo di tutto ciò che esiste. E se la mente critica ogni tanto riemerge dicendo che c’è qualcosa di non abbastanza buono in noi, c’è un punto in cui dobbiamo fare un passo indietro e dire: “Io non sono questo! Io sono più del programma!”.

Siamo stati programmati. L’unica via d’uscita è realizzare tutto ciò che siamo. Dobbiamo smetterla di identificarci con i nostri programmi!

Foto di Alysha Rosly su Unsplash

Ok discorso profondo e forse manco tanto chiaro fino adesso … ma concretamente …. come cavolo si fa?!? Va beh, penso che questo blog in effetti parli solo di questo, ma visto il mio proposito principale di quest’anno, voglio proprio approfondire questa cosa del “come fare in pratica”. Ancora una volta.

Allora, ripartiamo da dei concetti base che ormai penso sappiamo tutti: il tuo sistema nervoso sceglierà sempre un “inferno familiare” piuttosto che un “paradiso sconosciuto”. Il  tuo sistema nervoso è collegato al trauma che hai subito e immagazzina quel trauma. E il suo compito principale è proteggerti e tenerti al sicuro. Il tuo sistema nervoso ti proteggerà mantenendoti a tuo agio: il conforto è il familiare inferno, di cui parlavo prima, ed il disagio e l’incalzare attraverso l’ignoto, molto spaventoso, è il paradiso sconosciuto. Quindi, innanzitutto, mettiti a disagio. Dobbiamo fare la cosa che ci spaventa. Dobbiamo fare il passo..perché tanto alla fine quello che ci succederà è che finiremo in un posto decisamente migliore.

NB: Ovviamente questo si può fare quando abbiamo già iniziato da un po’ a regolare il sistema nervoso e mano a mano che la sua resilienza aumenterà, questo ci permetterà di fare dei passi sempre più ampi in controtendenza rispetto a ciò che era nella nostra zona di comfort fare.

Risvegliarsi” significa semplicemente che ci stiamo rendendo conto che nessuno verrà a salvarci da noi stessi e che siamo consapevoli che stiamo vivendo imprigionati in determinati schemi. Ognuno di noi ha i propri. Che le nostre risposte sono reazioni si attivano in modalità “pilota automatico” e che possiamo diventare consapevoli di come interagiamo con la vita che ci circonda.
“Risvegliarsi” può iniziare come un’esperienza dolorosa perché dobbiamo affrontare parti di noi stessi.

Ma quando diventiamo consapevoli che il nostro stato emotivo influisce sulle nostre  relazioni e sull’immagine che abbiamo di noi stessi, questa è una realizzazione che ci dà un potere enorme. Comprendere il ruolo che svolgiamo nella nostra vita ci offre opportunità.

Se riusciamo a cambiare i nostri schemi, ossia a cambiare il nostro modo di reagire alla realtà che ci circonda, possiamo iniziare a costruire la vita che desideriamo piuttosto che vivere nel nostro stesso condizionamento.
Nessuno verrà a salvarci. Non perché le persone siano cattive o egoiste. La maggior parte delle persone sono intrinsecamente buone. Le persone non vengono a salvarci perché siamo sotto la nostra responsabilità.
Penso che niente nella vita è più gratificante che uscire dalla nostra zona di comfort.

Foto di Inside Weather su Unsplash

Abbiamo l’opportunità di alchimizzare la nostra sofferenza in qualcosa che non solo avvantaggia noi stessi ma anche le altre persone.

Noi esseri umani soffriamo quando non raggiungiamo il nostro potenziale. È esclusivamente umano avere la capacità di auto-riflessione e dimostrare a noi stessi una verità universale: abbiamo capacità illimitate.

Quindi, ritorniamo all’argomento chiave per scardinare questi schemi e credenze ormai obsoleti: LE EMOZIONI.

Da quello che ho capito, la capacità di regolarsi emotivamente è una delle abilità più importanti della vita. Questo ci consente di avere una maggiore autostima, una migliore capacità di affrontare lo stress, delle relazioni più sane, una minore impulsività ed anche una maggiore empatia per gli altri.

Prima cosa, nominalo nel corpo: sento calore al petto, sento un buco allo stomaco, sento la gola stringersi, sento una fitta alla pancia…
Seconda cosa, dobbiamo imparare a respirare: le nostre reazioni abituali alle nostre emozioni sono state create prima dei 7 anni. Per apprendere la regolazione emotiva, dobbiamo creare nuove abitudini attorno alle nostre emozioni. Facciamo 3 respiri lenti e profondi, a pieni polmoni.
Terzo, facciamo una pausa e accettiamo: avremmo l’impulso immediato di fare qualcosa quando proveremo queste emozioni. Potrebbe essere il calmarci con il cibo, urlare o distrarci. Qui dobbiamo accettare dicendoci: “Mi sento arrabbiat*, ansios*, impaurit*, ecc… in questo momento, e va bene che io sia così adesso”.
Quarto, muoviamoci: muovere il corpo ci aiuterà a liberare l’emozione. Le passeggiate sono la soluzione migliore per questo scopo, ma se non abbiamo tempo possiamo anche fare dei salti, scuotere il corpo o piangere. Il corpo ha bisogno di rilasciare l’energia di lotta o fuga.

NB: non prendere decisioni prima di aver “spostato” l’energia attraverso il tuo corpo. Il movimento dell’energia cambierà i tuoi schemi di pensiero e ti darà accesso a scelte migliori. Quello che dobbiamo veramente scegliere è come potenziare noi stessi. Decidere come rispondere alle nostre emozioni invece di reprimerle.

La regolazione del sistema nervoso è in realtà molto semplice. Tutti possono esercitarsi. Ci sono dei modi velocissimi a effetto immediato per regolare il sistema nervoso: 
– Abbracciare qualcuno di cui ti fidi per 30 secondi
– Coccolare il nostro animale domestico
– Aiutare qualcuno in difficoltà, anche ascoltandolo oppure offrendo un incoraggiamento
– Avere tempo non strutturato per giocare o fare le cose che si amano
– Sdraiarsi al sole ascoltando il vento e gli uccelli
– Fare una passeggiata nella natura o sedersi sulla spiaggia
– Mettere la propria canzone preferita e ballare come matti
– Scrivere a qualcuno dicendogli quanto sia gratificante che sia nella tua vita

…e quante altre cose! Si, sono tutte terapie somatiche questequeste azioni attivano tutta una determinata chimica dentro di noi, i cosiddetti “ormoni della felicità”. La categoria degli ormoni della felicità comprende sei sostanze e neurotrasmettitori diversi ossia dopamina, serotonina, ossitocina, adrenalina/noradrenalina, endorfine e feniletilamina.

Quando cominciamo a “risvegliarci”, ad ampliare la consapevolezza di noi stessi, spesso veniamo investiti dalla rabbia e da una profonda intolleranza. Ora che abbiamo visto le nostre ferite e che stiamo imparando a stabilire i nostri confini, non tolleriamo più che qualcuno non li rispetti e ci arrechi una sofferenza. Il mio primo periodo di auto guarigione è stato contrassegnato da feroci litigi tra me e mia madre, per i motivi anche più banali. La mia insofferenza a quegli stessi atteggiamenti, suoi ma anche di chiunque altro, era alle stelle. Non volevo più farmeli andar bene, non ero disposta a mandar giù altro veleno che fino ad allora mi aveva intossicato la vita.

Ecco, rispetto soprattutto alla famiglia voglio dire una cosa: quante volte si sente dire “La famiglia è tutto.” …? Ecco no… LA GUARIGIONE È TUTTO. E se è la famiglia a causare il trauma, non è detto che riesca sempre a partecipare alla guarigione. Non si tratta di chi fa parte della famiglia quando qualcuno sta cercando di guarire. Si tratta di trovare sicurezza e protezione da coloro che hanno causato il bisogno di guarire.

Foto di Ben White su Unsplash

Penso che ogni rapporto funzioni bene ad una giusta distanza, che è diversa per ciascuno di noi. Ognuno di noi deve calibrare la distanza più giusta alla quale i rapporti con i propri genitori funzionino bene e non siano nocivi ma fonte di valore per entrambe le parti.

Parlando di questa mia prima fase di rabbia profonda, voglio dire una cosa: viviamo in una società rabbia-fobica. Se diciamo apertamente che una situazione o una persona ci ha “rotto i coglion*” siamo maleducati, non siamo comprensivi ecc…ho scritto abbastanza sulla rabbia sia qui sul blog che sul libro, ma faccio un altro appunto anche qui visto che stiamo parlando di regolazione delle emozioni, auto guarigione, regolazione del sistema nervoso e, soprattutto, di come si faccia a fare questo tipo di lavoro …

La rabbia ci viene condizionata fin dalla giovane età. Fondamentalmente quando non condividiamo. Quando gridiamo “NO”! Quando siamo piccoli e diciamo “VAI VIA!”… e veniamo puniti. Ci viene detto di essere gentili. Ecco, quì è quando perdiamo la connessione con i nostri corpi ed i nostri confini, cioè quando non insegniamo alle persone ad affrontare la rabbia.

Per esprimerla “in modo sano”, la reprimiamo. Quindi la rabbia ci consuma lentamente nel tempo. Tante persone hanno problemi di “gestione della rabbia” perché esplodono, perché reprimono per così tanto tempo che poi un giorno questa emozione prende il sopravvento.

SE SEI ARRABBIAT*, VA BENE. Non sei insensibile. La rabbia è un messaggero. Ci dice quando i nostri confini sono stati violati. Ci dice quando è il momento di affermarci. È una risposta naturale al dolore.

La rabbia è l’inizio del processo di guarigione. Ma siamo condizionati a pensare che la rabbia sia sbagliata. Se sei arrabbiato, è una BUONA cosa.

Fin da piccoli ci viene insegnato a chiedere scusa, ad essere gentili ed educati. Se non lo siamo, siamo puniti. Rafforzata durante tutta l’infanzia, la convinzione fondamentale diventa: non va bene che io sia arrabbiat*.
Questo porta a permettere che i nostri confini vengano violati, a consentire comportamenti abusivi nelle relazioni (familiari, sentimentali, lavorative, amicali …) per evitare conflitti. Viviamo con il condizionamento della “brava persona”.

Inoltre consente tutti i tipi di comportamenti disfunzionali all’interno della società. Diamo la colpa alle persone per le loro reazioni. Consideriamo le emozioni delle persone come il problema, piuttosto che guardare alle dinamiche più profonde.
Per esempio: se ti allontani da un genitore violento o parli apertamente dell’abuso ti sentirai dire: “hai un solo genitore”, se sei arrabbiato con un partner che non contribuisce o che non si assume alcuna responsabilità, sei egoista, se esprimi preoccupazioni su qualcosa nel tuo ambiente di lavoro, sei difficile, se parli in un modo che sembra adirato, anche se è motivato, sei visto come rabbioso.

La rabbia è sana. Ci dice quando è abbastanza. Ci fa sapere quando dobbiamo stabilire dei limiti. Ci dà il messaggio che è ora di partire finalmente e di scegliere noi stessi. Dobbiamo smettere di agire come se la rabbia dovesse essere repressa. Non è qualcosa da evitare, da negare e da reprimere per il conforto degli altri.
La rabbia è il nostro allarme interno che ci dice che qualcosa non va.

È tempo di ascoltarci.

Grazie per avermi letto fino a qui, ancora buon anno nuovo e a presto!

Rosa

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