Il genocidio dell’autenticità

Non sei chi pensi di essere

Ciao a tutti!

Oggi voglio unire sociologia e neuroscienze. Niente di complicato, giuro! …voglio scrivere di come l’essenza del trauma sia una disconnessione dalla nostra interezza, una disconnessione dagli aspetti di noi stessi in cui siamo feriti. La guarigione è diventare di nuovo completi. O, più precisamente, riconoscere e riconnettersi con tutte le parti di noi stessi.

Per onestà intellettuale e per il grande rispetto che nutro nei confronti di tutti gli studiosi che individuo come modelli di riferimento, voglio puntualizzare che il seguente articolo riporta sia le mie personali riflessioni sull’argomento che vari estratti di discorsi tenuti in varie conferenze e trasmissioni del Dottor Gabor Maté (nato il 6 gennaio 1944), medico canadese. Il Dottor Maté ha esperienza nella pratica familiare e un interesse speciale per lo sviluppo infantile, i traumi e i potenziali impatti permanenti sulla salute fisica e mentale, tra cui malattie autoimmuni, cancro, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), dipendenze e una vasta gamma di altre condizioni.

Recupero significa “ritrovare“. Cosa trovi? Ti ritrovi. Riscopri il tuo Sé Autentico.

Penso che nella nostra società, parlando in generale,  c’è un vero e proprio genocidio dell’autenticità. Una piccolissima parte della società promuove la guarigione e la maggior parte la mina. Questa società vuole che siamo dipendenti e che ci sentiamo inadeguati, in modo da soddisfare le aspettative degli altri. Ama farci adattare invece di farci essere autenticamente noi stessi.

Questa cultura, in realtà, uccide l’autenticità e tutto questo percorso verso la “completezza”, sostenuto dalla cultura, in realtà ne è minato. Dobbiamo assolutamente prenderci la responsabilità delle nostre vite e fare la nostra rivoluzione umana, non solo necessariamente solo per noi stessi come individui, ma a fronte di una rivoluzione della programmazione culturale tossica e della propaganda malsana attuale.

Foto di Joeyy Lee su Unsplash

La vulnerabilità è assolutamente essenziale per la nostra crescita. “Vulnerabilità”: questo termine deriva dalla parola latina vulnerabilis, derivato di vulnerare: ferire. Quindi la vulnerabilità è la nostra capacità di essere feriti.

Ora, la realtà è che come esseri umani siamo tutti vulnerabili dal concepimento fino alla morte, ma quando siamo feriti durante l’infanzia, questa  vulnerabilità è troppo dolorosa da sopportare e cercheremo di farle fronte, ad esempio, mettendoci nella posizione di aver sempre ragione. Se abbiamo  ragione allora siamo in una posizione di forza, siamo potenti e non possiamo più essere assaliti. Ma quando lo facciamo smettiamo di crescere.

Tutto in natura cresce solo dove è vulnerabile. Un crostaceo come il granchio in certi periodi dell’anno cambia il carapace (la corazza): le parti molli del corpo diventano esposte essendo sprovviste del guscio di protezione. Il granchio dentro un guscio duro non può crescere, deve modellarsi e rendersi molto vulnerabile per potersi sviluppare. Quindi, la vulnerabilità è assolutamente essenziale per la crescita e la vulnerabilità presuppone che devi lasciar andare quelle difese che hai sviluppato nell’infanzia per proteggerti dal dolore. Ecco perché si parla anche di “dolori della crescita”, perché la vulnerabilità è necessaria per la crescita. Senza vulnerabilità non c’è crescita.

Abbiamo questa idea che ciò che è la norma sia anche sano e naturale. Ma in questa cultura la norma non è né sana ne naturale. E’ proprio questa norma a renderci malati, a farci ammalare. La malattia in questa società non è altro che una risposta normale a circostanze anormali perché le emozioni sono fisiologicamente collegate al sistema immunitario. Sono parte integrante dello stesso apparato. Quando reprimi le tue emozioni stai sopprimendo anche il tuo sistema immunitario.

Perché stiamo assistendo a un aumento delle malattie autoimmuni nella società in cui ci troviamo? La risposta sembra troppo banale e semplice, ma la realtà di fondo è questa: perchè le persone desiderano più sopprimersi per adattarsi alle false aspettative della società, che ascoltarsi. Quindi, i geni non hanno molto a che fare con la maggior parte delle malattie croniche; è l’interazione di geni e ambiente l’aspetto importante.  La repressione delle emozioni.

Le emozioni non sono separabili dalla nostra fisiologia. Il sistema immunitario e il sistema nervoso, l’apparato ormonale, il cuore e l’intestino, sono tutti un unico sistema. Quando succede qualcosa in un’area, succede qualcosa anche nelle altre aree.

Foto di Mika Baumeister su Unsplash

Pensa a una persona con un grosso pallone da spiaggia che cerca di spingerlo sott’acqua. Quanta energia ci vorrebbe per sopprimere quell’energia, quella rabbia? Sopprimerla tanto in modo da non sentirla nemmeno più? Quanta energia ci vuole per fare questo? Ma non sentire la tua volontà è un adattamento che hai appreso durante la tua infanzia, in cui la rabbia non era consentita (nel mio libro ho scritto di questo nel paragrafo 10.1 “Approfondimento sulla rabbia” a pag. 56). 

L’attaccamento, di per sé,  è un bisogno di appartenenza. Il bambino ha bisogno di appartenere a chi si prende cura di lui. Ma abbiamo un’altra esigenza, che è “l’autenticità”.

Dobbiamo essere connessi ai nostri corpi e alle nostre emozioni ed essere in grado di ascoltare la loro guida. Hai mai incontrato un neonato che ignora il proprio istinto? Mai, ma poi succede qualcosa. E quello che succede è questo: hai i tuoi sentimenti istintivi, hai le tue emozioni autentiche, ma a un certo punto ricevi un messaggio che dice: “Se vuoi appartenere, è meglio che desisti.”

In molti libri di pedagogia e psicologia viene consigliato di far sedere un bambino arrabbiato da solo finché “non torna alla normalità”. Quindi, abbiamo questo arrabbiato di due anni. Perché è arrabbiato? Perché lo hai frustrato e se sei un buon genitore, sarai frustrato anche tu d’altra parte…

Se un bambino vuole un biscotto prima di cena, non gli darai il biscotto. E lui farà i capricci, perché è frustrato. Ma poi leggi uno di questi libri dove c’è scritto che un bambino arrabbiato dovrebbe essere fatto sedere da solo finché non torna alla normalità. Non è normale che un bambino sia arrabbiato, quindi il messaggio che riceve è: “Se sperimenterò il mio io autentico, perderò il mio attaccamento.”

Ed ecco qui: l’autenticità diventa una minaccia. Il bambino comincia ad avere paura del proprio Vero Io. Nel suo inconscio cominciano ad annidarsi credenze come: “Se sono me stesso, non gli piacerò. Mi faranno anche del male (mi picchieranno o diranno cose che mi feriranno), o mi abbandoneranno.”

E poi, ovviamente, c’è da dire che a rinforzare tutto ciò, c’è la cultura che ti premia se sei un “bravo bambino/a”…“Oh, sei proprio un bravo bambino!” , “Sei sempre accondiscendente”, “Sei sempre così gentile”….

Cioè … lodiamo i bambini per averci fatto piacere. Quindi, la ricompensa è l’attaccamento e non ci interessa l’esperienza interiore del bambino.

Quindi ci arrendiamo a tutto ciò solo per essere accettati. Ecco perché è molto semplice la risposta che ho dato all’inizio dell’articolo.

La normalità nella nostra società è che le persone siano disconnesse da ciò che sono. La cultura del consumo e la cultura delle persone che si influenzano a vicenda, fanno tutte parte di una cultura della disconnessione. Il motivo per cui così tante persone soffrono di malattie fisiche e mentali, deriva tutto da questa disconnessione dalla nostra natura. Questi cosiddetti “comportamenti da malati mentali” hanno tutti una funzione, ossia, affrontare il trauma che non è stato affrontato. Siamo consapevoli? Siamo coscienti? Stiamo facendo scelte libere o siamo guidati da un dolore inconscio? Il dolore dell’auto-soppressione o il dolore della perdita di alcuni attaccamenti?

Foto di Markus Spiske su Unsplash

C’è qualcosa nella nostra natura. C’è una sorta di intelligenza in essa che vuole che siamo autentici con noi stessi. Le persone hanno bisogno di libertà; libertà politica, libertà economica, libertà sociale, libertà dalle loro emozioni inconsce, così da poter essere sé stesse. Penso che il motore essenziale, la spinta che ha alimentato lo sforzo di tutto il grande lavoro che è stato fatto nel mondo sia il desiderio di libertà.

Molte malattie, quelle della mente, del corpo o quelle in cui vengono coinvolti entrambi, provengono da meccanismi di coping (strategie adattative – una serie di comportamenti messi in atto per cercare di tenere sotto controllo o affrontare situazioni stressanti). Esistono normali meccanismi di coping in risposta a una situazione anomala. Ad esempio, non è normale che un bambino venga privato dalla presenza del genitore.

La natura ha un programma naturale. Il nostro programma naturale è che dovremmo crescere per essere adulti autoregolati in connessione con noi stessi e con le altre persone. Questa è l’agenda della natura. Così come la natura ha un programma per trasformare una ghianda in una quercia. Ma una ghianda non diventa spontaneamente una quercia. Deve avere le giuste condizioni. La natura degli esseri umani è quella di diventare creature autoregolate e socialmente responsabili. È così che ci evolviamo.

Le parti di noi che sono dipendenti, le parti che sono persino piene di disprezzo di sé, meritano tutte compassione. Meritano tutte di essere tenute con noi stessi e di essere comprese, e tutte hanno un motivo ed una funzione. Anche quella parte di disgusto di sé ha una funzione. Non è una nemica. In realtà, è emersa in primo luogo per aiutarti.

Presupponiamo che un bambino non soddisfa i propri bisogni o, peggio, si fa male. Ora, il bambino può fare due presupposti inconsci:

  • Uno può essere: “Questo è un mondo terribile. Sono tutto solo. Tutti sono contro di me.”
  • Oppure,  il bambino può presumere: “C’è qualcosa che non va in me. È tutta colpa mia e se lavoro abbastanza duramente, forse posso rimediare.”

 Ora, qual è il presupposto più sicuro, qual è quello con cui poter convivere? Beh, quello che dice che forse è colpa mia e che posso fare qualcosa al riguardo. Presumere che il mondo sia così pericoloso, è semplicemente insopportabile per il bambino. Sta anche rivolgendo la rabbia verso gli adulti contro sé  stesso perché è molto più sicuro. Non è molto sicuro essere sempre arrabbiati con gli adulti quando sei piccolo …

È vero che le aziende farmaceutiche vogliono creare prodotti che le persone dovranno assumere per molto tempo. La loro linea guida è il profitto, l’etica non è in cima alla lista. Non stanno cercando di ucciderti. Stanno solo cercando di fare soldi, ma a loro non importa se muori. Ma ciò che rende la professione medica così suscettibile a quel tipo di pressione, ha a che fare sia con l’ignoranza che con l’arroganza della professione medica. L’ignoranza sta nel non prestare attenzione agli studi che collegano la sclerosi multipla allo stress ed al trauma, per esempio.

Non studiando la fisiologia di come il trauma infiamma il sistema nervoso. La scienza c’è. Quindi, c’è qualche tipo di ignoranza su questo punto. I medici non pensano di sapere tutto, ma l’arroganza deriva dal pensare che ciò che non sanno non valga la pena di saperlo. La saggezza degli indigeni, della medicina orientale per esempio, che hanno mostrato l’unità della mente e del corpo; la nostra arroganza sta nel respingere la saggezza degli altri popoli e della tradizione umana. La nostra scienza è sorprendente. Nessuno può negare i suoi successi. È miracoloso quello che può fare la medicina moderna. Ma è anche molto limitata e l’arroganza sta nel non riconoscerne i limiti.

Foto di rhoda alex su Unsplash

Lo psichiatra medio oggigiorno non ha una formazione in traumatologia e certamente nessuna formazione nello sviluppo del cervello. Quello che vede è che qualcuno arriva con un problema, e allora ha per forza  una malattia al cervello, quindi ti do un agente biologico per bilanciare il tuo cervello. Se soffri di depressione, ti manca la serotonina nel cervello. Ti diamo un farmaco, per aumentare i tuoi livelli di serotonina. Quante prove scientifiche ci sono per la teoria secondo cui la depressione sia causata dalla mancanza di serotonina? zero.

Prescrivono troppo velocemente, troppo spesso e troppo a lungo. Quando qualcuno viene stabilizzato con farmaci psichiatrici, è allora che dovrebbe iniziare il lavoro. Ma il problema è quando una persona finisce nelle mani della maggior parte dei medici. Vogliono che la persona sia in grado di affrontare i propri problemi e di provare le proprie emozioni ma, a volte, è proprio con i farmaci che questi vengono portati via. Possiamo affrontare i nostri problemi e le nostre emozioni finché ne siamo consapevole. Ma finché il nostro  unico scopo è liberarci di qualche sintomo senza guardare alle cause, non succederà mai niente.

Ci sono certi modi in cui i bambini si adatteranno. Ad esempio, se non sei amato per quello che sei, allora meglio se diventerai  più attraente. E così dominerai il pericolo di non essere amato diventando affascinante. Tutte quelle emozioni che culturalmente riterremmo positive, come essere affascinanti o carismatici, spesso sono in realtà una compensazione comportamentale, dovuta a un trauma. Ma poiché pensiamo che sia ammirevole od altruista, è accettato e non è considerato un qualcosa su cui dobbiamo necessariamente lavorare.

L’esempio dell’attore Robin Williams è lampante. Cominciò a fare battute ed a un certo punto chiese: “Non è una cosa strana cercare di far ridere tua madre?” No non lo è. Non è affatto strano. Se questo è l’unico modo per avvicinarti a lei è assolutamente il modo più brillante. E questi incredibili personaggi che ha inventato con il suo infinito talento per l’improvvisazione, erano gli unici amici che ha avuto da bambino. Ecco perché li ha inventati. E le persone li celebrano per  il loro infinito carisma e non si rendono conto che ciò che stanno celebrando sono le difese di un bambino indifeso, nelle mani di un incredibile talento. Ecco quanto è tossica questa cultura.

Il potere di riformulare è così liberatorio!  Acquisire consapevolezza e vedere che i nostri meccanismi protettivi erano necessari in una fase precedente dello sviluppo ma che ora non ci servono più, è fare il primo passo per guarire quelle ferite profonde.

Grazie per avermi letto fin qui e a presto!

Rosa

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